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BOTTA E RISPOSTA CON

Adriano De Micheli

Adriano “Ado” De Micheli è uno dei piloti più apprezzati nell’ambiente del Superproduzione. Nato a Genova il 20 giugno del ’75, si è costruito una solida esperienza con le vetture turismo, iniziando nel CIVT, dove ha esordito nel 1996 con una Peugeot 106 di Classe N7. Nel 1997 è passato al monomarca Mégane Sport Cup, tornando però nel Civt l’anno seguente, dove ha ottenuto una vittoria in Classe N3 al volante di una Peugeot 306. Nel 1999 De Micheli ha ottenuto il titolo di I Divisione e il trofeo riservato agli Under 25, grazie a 6 vittorie in Classe N5 (Peugeot 106). Risale al 2000 il debutto in Superproduzione, con la Peugeot 306 (2 vittorie). Nel curriculum di De Micheli figura anche una stagione (2001) nel Ferrari Challenge Europa Occidentale. Quest’anno il pilota ligure è stato chiamato dal team Clever Cats a sostiuire Max Pigoli, passato a sorpresa nel GT Italiano. La sua stagione è stata ampiamente positiva, caratterizzata da una lunga serie di prestazioni convincenti che lo hanno portato in graduatori generale immediatamente alle spalle dei primissimi.

Una chiamata un po’ a sorpresa, quella di quest’anno…
Sì, perché nessuno immaginava che Pigoli potesse uscire dal campionato in quel modo. C’era stato in precedenza qualche contatto col Clever Cats, ma – ripeto – non mi aspettavo di essere chiamato quest’anno da Costi.

Come è stato il passaggio dalla Peugeot 306 all’Alfa Romeo 147?
E’ solo questione di qualche dettaglio, perché entrambe le vetture hanno caratteristiche dinamiche molto simili (pesi, trazione, ecc…). Volendo trovare qualche differenza potrei dire che la Peugeot 306 è più efficace sul lento, mentre la 147 mi pare più stabile sul veloce. Fare dei paralleli è sempre difficile, perché durante l’anno lo sviluppo delle macchine non si ferma mai. Anche l’anno scorso, la 306 di Antonelli cambiava di gara in gara.

Come giudichi il Campionato Superproduzione 2003?
E’ stata una stagione in tono minore, ed è un vero peccato dopo i buoni risultati dell’anno scorso, quando ci fu anche la diretta televisiva a Imola e il gran finale a Vallelunga. C’erano i presupposti per crescere ancora, ma purtroppo questo non è avvenuto. In parte la “colpa” di ciò è da addebitarsi al notevole impegno profuso dalle due squadre “ufficiali”, che hanno fatto un po’ piazza pulita della concorrenza.

A questo punto si parla di Super2000 anche in Italia
Da pilota, guidare un Super2000 mi farebbe indubbiamente piacere; dall’altra parte, però, capisco che i costi salirebbero ulteriormente. Quanti team sarebbero in grado di permettersi una stagione con una vettura di Super2000? Oltretutto, se il Super2000 dovesse approdare anche da noi, il Superproduzione verrebbe automaticamente relegato al ruolo di parente povero, e sarebbe un peccato, perché le attuali vetture di SuperP non hanno poi moltissimo da invidiare alle Super2000.

Come vedi quindi il futuro del Superproduzione italiano?
Ho parlato qualche volta con Rogano, suggerendogli di non cambiare i regolamenti in funzione della partecipazione di quello o quell’altro modello di auto. Se il regolamento è stabile – e soprattutto se c’è una buona copertura televisiva – gli iscritti finiranno per aumentare. Se un campionato è concepito bene, prima o poi attirerà un buon numero di partecipanti.

Cosa ti aspetti dalle ultime due gare della stagione?
Mi aspetto tanto. Ora che i giochi per il campionato sembrano fatti, sarò più libero di impostare le mie gare in vista di una vittoria assoluta.

E comunque hai già ampiamente dimostrato di saper andare forte. C’è qualche nome nel mondo del Turismo al quale ti sei maggiormente ispirato durante la tua carriera di pilota?
In campo internazionale citerei Fabrizio Giovanardi, grande specialista delle trazioni anteriori, e Gabriele Tarquini. Tarquini è sempre stato uno dei miei modelli per la metodologia e l’approccio professionale a questo sport. Nel campionato italiano, ho una stima particolare per Gianluca De Lorenzi.

Quali sono stati il momento più brutto e il momento più bello di quest’anno?
Il momento peggiore è stato senza dubbio l’incidente a Pergusa, dove ho distrutto completamente la macchina. Su quella pista il minimo errore costa uno sproposito. Il ricordo più bello è anch’esso in qualche modo legato all’episodio Pergusa, ed è stato quando mi sono reso conto che in quel momento difficile il team mi stava dando tutto il proprio appoggio e la fiducia necessaria per non scoraggiarmi. E dire che ero arrivato in squadra da poco.

Quali sono le tue prospettive per il 2004?
Ancora non c’è niente di preciso, ma non mi dispiacerebbe passare in Super2000. Quello resta il mio sogno.


David Tarallo

 




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